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| Carenza di personalità, omologazione, Amor vacui, autodistruzione della coscienza di sé: credo sia uno dei peggiori mali che ammorbi la civiltà moderna; anzi, ho il fondato sospetto che forse abbia infestato anche quelle passate più di quanto noi si possa immaginare, giacché quel che rimane delle civiltà passate è solo quello che il gusto "dell'adesso" ha valutato migliore rispetto ad altre cose e dunque la punta di un iceberg; un iceberg tuttavia cangiante a seconda di come ci batte il sole, perché non è affatto sicuro che questo gusto "del qui e ora" o "dell'allora" potrebbe ancora essere più quello del domani. Così un autore tanto vituperato al suo tempo diverrà l'eroe dell'avvenire e finirà nel Lete doman l'altro; l'artista oggi popolare, nel volgere di una notte non sarà nemmeno più considerato tale, perché paladino di quel conformismo, di quel nichilismo vacuo, di quella assenza di personalità che la ristretta intellighenzia al governo del giorno appena nato casserà come pessimo. Allora tu pensi: "Forse sono io che non vado" accorgendoti che tutte o quasi le persone che ti circondano sembrano copie sbiadite deambulanti uscite da una fotocopiatrice scassata. Che una vale l'altra perché tutto val poco. No, è proprio così, e allora ti rassegni, e l'apatia, l'anaffettività, l'attesa forse vana, diventa il male minore, l'arma peggiore contro contro l'omologazione al nulla, ma è comunque una sconfitta, cocente, e un'alternativa non c'è. Un po' come il popolo ebraico che attende un Messia che non arriverà mai perché è già arrivato, o, se mai giungerà, sarà nel luogo e al momento sbagliato, nel sonno o mentre faremo la doccia e così non sentiremo il campanello suonare. E così come il popolo ebraico inviso ai molti.
Edited by orsonwelles - 11/5/2012, 20:39 |
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